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IL PRIMO MIGLIO DELLA VIA APPIA A ROMA

Recensione del volume "IL PRIMO MIGLIO DELLA VIA APPIA A ROMA" redatta dalla dott.ssa Almalinda Giacummo 

Esce a cura dei proff. Daniele Manacorda e Riccardo Santangeli Valenzani dell’Università degli Studi Roma Tre il volume che riprende gli Atti della Giornata di Studio tenutasi il 16 giugno 2009 presso il Museo Nazionale Romano (Roma). 

Il tratto della Regina Viarum preso in esame è il primo, quello che iniziava dalla porta Capena, da localizzare grossomodo presso il lato curvo del Circo Massimo, fino alla cinta voluta nel III secolo d.C. dall’imperatore Aureliano. Un’area che ha visto nel corso dei secoli notevoli rivolgimenti urbanistici, dalle bighe alle vigne, alle chiese, alle case, alla passeggiata archeologica in pratica mai realizzata: un’iniziativa questo volume che mette insieme insigni studiosi e chi studioso sta diventando, pur con qualche ingenuità stilistica ma con molta determinazione ed attenzione al dato archeologico – tecnico. 

Strutture spesso visibili a tutti ma di difficilissima interpretazione dopo la loro estrapolazione dal contesto originale, tornano finalmente ad avere la giusta dignità: così la torre del vignarolo già ricordata dal Parker è la struttura che si vede nel giardino tra via delle Terme di Caracalla e via di Valle delle Camene (M. Modolo), la cosiddetta Domus Parthorum, compresa nello Stadio  delle Terme vede la luce di un nuovo studio sulle sue fasi costruttive (C. Taffetani), con un’originale funzione termale probabilmente pubblica ed una successiva destinazione ad abitazione privata, la chiesetta sconsacrata di santa Maria in Tempulo, quella per capirci dove il Comune di Roma celebra i matrimoni (E. Torella). 

Di aggiornamento per le nuove conoscenze che si hanno su alcuni notevoli monumenti del panorama archeologico, sono gli articoli della dott.ssa Piranomonte a proposito delle Terme di Caracalla, con la scoperta di un probabile ingresso con tanto di olla per il deposito di un piccolo obolo per il custode, di una fontana sulla fronte delle terme, di alcune particolarità per le taberne, a cominciare da prove praticamente certe del progetto “asiatico” per l’intera struttura, i cui numeri sono multipli del piede asiatico, appunto, e non di quello romano. 

Questo volume è inoltre l’occasione (P. Quaranta – A. Capodiferro) per riprendere in mano la documentazione di scavi realizzati nel anni ’30 del Novecento, soprattutto in corrispondenza di quella che sarà poi via Cristoforo Colombo, dove, quasi in corrispondenza delle mura aureliane, fu rinvenuta un’estesa necropoli, in parte testimone dell’uso di seppellire anche all’interno della città, nonostante i divieti. In stretta connessione la posterula ardeatina (C. Marra). Ancora l’edificio rinvenuto su piazzale Numa Pompilio (F. Maira), con il suo grande mosaico degli aurighi, interpretato come domus o parte di una villa ma forse connesso ai culti funerari, in associazione ad una viabilità diversa da quella normalmente accreditata nella zona. Quindi san Pietro e l’Appia (R. Santangeli Valenzani), un approfondimento sulla chiesa di san Cesareo ed il paesaggio circostante (A. Ramundo) e sui muri di confine lungo via di Porta Latina (S. Della Giustina); l’ipotesi per il posizionamento della coclea fracta lungo il lato sinistro della via Appia (G. De Palma), rispetto a chi entrava in città, fra le mura aureliane e le terme di Caracalla, per alcuni un mausoleo di particolare fattura, per altri i resti di una struttura a nicchia pertinente ad un edificio termale, forse una macchina atta al sollevamento dell’acqua da riconnettere alle terme di Caracalla, oppure i resti di una torre cui si accedeva internamente tramite una scala a chiocciola da riconnettere con i resti delle terme commodiane da individuare fra le strutture della chiesa di san Cesareo.

recensione libro2

Il complesso dei Sette Dormienti (E. Giorgi, G. Grassi, S. Nerucci, G. Peresso, M. Romano), con le strutture direttamente affacciate sulla via Appia, le tombe repubblicane, il colombario, l’oratorio; quindi gli scavi di Vigna Casali e Vigna Moroni (A. Rotondi), con il rinvenimento di diversi colombari databili fra il I secolo a. C. ed il II secolo d.C.; altri recenti rinvenimenti sempre sulla via Appia (M. Marcelli) che hanno contribuito a chiarire l’aspetto della via nei secoli, incassata nel banco tufaceo a circa un metro di profondità rispetto al piano attuale e fiancheggiata senza soluzione di continuità da edifici sepolcrali ed a carattere privato, residenziale. Il clivo del tempio di Marte (D. Manacorda) ricordato in un’iscrizione dei Musei Vaticani, potrebbe testimoniare di diversi tracciati della via Appia nel suo primo miglio, da riconnettersi con le osservazioni legate a molti scavi, alcuni dei quali anche piuttosto datati, contribuendo inoltre a retrodatare il cosiddetto Arco di Druso, monumento ripreso anche in seguito (V. Di Cola; D. Maestri, M. Canciani, G. Spadafora). La figura del Canina rispetto alla via Appia (C. Baione), un’interpretazione per un fregi d’armi forse pertinente ad un monumento sepolcrale (M. Maioglio), di alcuni marmi di età imperiale custoditi presso le ambasciate della zona (L. Buccino), di alcune sculture della domus degli Aradii (D. Candilio), nobile famiglia romana decaduta agli inizi del V secolo d.C. e conservati presso Villa Grandi, laddove si trovano anche numerose strutture (V. De Leonardis), forse ora posizionate correttamente, così come i terreni agricoli detti Decenniae. Interessante anche la parte riguardante la via Appia prima di essa stessa (A. Cama):, con un probabile tracciato viario precedente e notevoli attestazioni di presenze archeologiche. Quindi l’Antiquarium del Celio (F. P. Arata, N. Balistreri), la sua storia, la sua pessima situazione attuale qualche proposta per il futuro, e la tecnologia applicata (P. Carafa) con il censimento puntuale di tutte le conoscenze archeologiche sulla zona. Infine, ma solo perché necessaria conclusione, il contributo delle istituzioni, rappresentate dalla dott.ssa Paris della Soprintendenza archeologica di Stato, con un chiaro quadro della situazione attuale dell’Appia.

Un’opera notevole, che rende conto chiaramente di quanto si è fatto nel corso degli anni, in qualche caso secoli, e di quanto ancora si può e deve fare per l’Appia, sull’Appia.